Quando lo Spazio Diventa Cura: Ripensare la Comunità Attraverso l’Ospitalità

A volte, il cambiamento non arriva dolcemente. Si presenta come un’interruzione, una fine che costringe a fermarsi e a riflettere. Per la nostra organizzazione, la perdita di un piccolo ufficio che avevamo gestito per molti anni è stato uno di quei momenti. Ciò che è seguito, però, non è stata solo una ricollocazione, ma una riflessione più profonda su cosa possa significare uno “spazio” per una comunità.
Il Comitato Pavia Asti Senegal (CPAS) condivideva un piccolo ufficio nel centro storico di Pavia con Legambiente. Per quasi vent’anni, quello spazio, un tempo condiviso anche con UNICEF, è stato un luogo di collaborazione, scambio e impegno civico. L’edificio, di proprietà di ALER, faceva parte della storia urbana e sociale di Pavia.
Due anni fa ci è stato chiesto di lasciare i locali. Probabilmente lo sfratto era finalizzato a trasformare l’edificio in alloggi per studenti, anche se, per quanto ne sappiamo, i lavori di ristrutturazione non sono ancora iniziati. Ciò che inizialmente sembrava un ostacolo si è presto trasformato nell’inizio di qualcosa di nuovo.
La ricerca di un nuovo ufficio ci ha spinti a porci una domanda più ampia: come può uno spazio organizzativo rispondere a bisogni sociali reali e urgenti? Negli ultimi anni, un bisogno è diventato sempre più evidente a Pavia: le famiglie che arrivano da altre città per cure mediche, spesso sotto stress, incertezza e fatica emotiva, con pochi luoghi accessibili e accoglienti dove soggiornare.
Avere uno spazio che supporti le famiglie in momenti così delicati richiede competenze, esperienza e sensibilità. Per questo la collaborazione è diventata centrale fin dall’inizio. Lavorare insieme a un’organizzazione profondamente radicata nel sostegno familiare ha permesso al progetto di andare oltre la logistica e l’infrastruttura, diventando qualcosa di più umano e relazionale.
Al centro di questa iniziativa c’è l’ospitalità, non come servizio, ma come valore. La vera ospitalità non si limita a offrire un letto o un tetto; consiste nel creare un ambiente in cui le persone si sentano viste, accompagnate e meno sole. Questo ci ha portati a coinvolgere Abbracci d’Amore, un’associazione con competenze solide e risorse nel campo del supporto e della cura delle famiglie. La nostra collaborazione non era nuova: come CPAS, avevamo già lavorato insieme in un progetto finanziato dalla Regione Lombardia, coordinato da Babele, chiamato GIF (Giovani, Interazioni, Famiglie).

Insieme, abbiamo presentato una proposta congiunta al Comune di Pavia nell’ambito di ATS (Associazione Temporanea di Scopo) con Legambiente Circolo Il Barcé APS e Abbracci d’Amore ODV, includendo nel piano di gestione dell’immobile un’area dedicata all’accoglienza delle famiglie provenienti da fuori città per cure mediche.

La nostra organizzazione lavora da tempo nella cooperazione internazionale, in particolare nel settore della pediatria. Anni di collaborazione con istituzioni mediche e professionisti della salute ci hanno insegnato che la cura non si ferma alle porte degli ospedali. Le famiglie fanno parte del processo di guarigione, e sostenerle è una dimensione essenziale, spesso invisibile, dei sistemi sanitari.
Portare questa consapevolezza in un progetto locale è sembrato naturale e necessario. Dedicando una parte dello spazio all’accoglienza delle famiglie, miriamo a collegare valori globali e azioni locali, trasformando l’esperienza acquisita all’estero in solidarietà concreta a casa nostra.

Questo progetto fa parte di un ecosistema più ampio. Il nuovo edificio si trova nel quartiere Scala, un’area fragile e complessa. La maggior parte delle famiglie che vi abitano ha un reddito basso e affronta diverse sfide sociali. Tuttavia, il quartiere possiede anche un grande potenziale: ospita infrastrutture preziose, come teatri e strutture sportive, e le risorse umane presenti non sono affatto trascurabili. Attività e progetti come quello a cui stiamo lavorando possono rappresentare un punto di partenza per trasformare il quartiere, rendendolo più vivo e dinamico.
Ciò che emerge non è solo un edificio con una nuova funzione, ma un processo condiviso, che si fonda su fiducia, cooperazione e impegno a lungo termine. Progetti come questo dimostrano come le comunità possano rispondere in modo creativo alle difficoltà, trasformando le interruzioni in opportunità di connessione. Perché la cura non è mai solo individuale. È qualcosa che costruiamo insieme, passo dopo passo, spazio dopo spazio.